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La Parola del Parroco

Domenica 20 settembre, nella celebrazione della Messa a Dio Trinità d’Amore delle ore 11.00, genitori e preti, abbiamo benedetto gli zaini dei bambini/e e dei ragazzi/e che frequentano la Scuola Materna, la Primaria e anche le Medie.
Mettere al centro della cura della nostra assemblea i più piccoli ci ricorda sempre l’invito del Signore Gesù che chiede ai discepoli di ‘pensare’ tutti i gesti possibili perché proprio loro ‘vadano a Lui’, come ci ricorda il Vangelo di Matteo al capitolo 19. Noi adulti vogliamo così impegnarci insieme, ad educarci e ad educare, a gesti come la benedizione, la pace, l’accoglienza, l’inclusione, dentro un mondo e una sensibilità che sembrano aver smarrito questi tratti fondamentali dell’essere e accompagnare questi ragazzi a diventare donne e uomini di questo tempo. Un tempo che da qualche anno è stato raggiunto – attraverso i telefoni, i social, le TV, i PC – da immagini e video provenienti direttamente e senza filtri dai tanti e diversi fronti di guerra, illudendoci che tutto questo ci avrebbe resi più sensibili alle sofferenze di tutte le parti. Ma la guerra non fa sconti a nessuno e il dolore patito, radicalizzando le nostre posizioni, genera ulteriore odio e sfocia in gesti disumani a opera degli uni e degli altri.
Per questo motivo, la possibilità di ‘vedere e sentire tutto’ avrebbe dovuto rivelarci l’assurdità di ogni conflitto armato, ma purtroppo non è andata così! Anzi, l’esito è stato esattamente il contrario, poiché gli algoritmi tendono a confermarci nei nostri pregiudizi; vediamo solo il male che patisce la realtà alla quale ci sentiamo più vicini, mentre ‘gli altri’ si trasformano sempre più in mostri sanguinari.
Questa visione semplificata del mondo, con una netta contrapposizione tra buoni e cattivi, amici e nemici, non domina soltanto i social, ma purtroppo è anche quella che trasmettiamo – più o meno consciamente – ai nostri bambini, fin dalla prima infanzia.
L’altro, quando non asseconda i nostri desideri, diventa un avversario, qualcuno da neutralizzare. Ne deriva un’immagine di giustizia molto prossima alla vendetta: il male subìto esige un contraccambio di male almeno equivalente.
L’emblema con cui siamo abituati a rappresentarla è la bilancia, simbolo di un equilibrio da ristabilire. Ma quando questo equilibrio viene inteso come compensazione del male con un nuovo male, la logica non è molto diversa da quella che alimenta le guerre, con tutte le loro atrocità.
Così almeno la pensano gli autori di un testo molto interessante, dal titolo Educare alla giustizia riparativa (0-6 anni). Colpisce che il volume sia pensato per bambini da zero a sei anni. Ma la “sua” tesi è proprio questa: si deve cominciare subito a imparare che i conflitti non prevedono necessariamente risoluzioni con un vincitore e un vinto ed è sempre più urgente disinnescare l’impulso a inquadrare l’altro nella categoria del nemico. Ma se questo modello è sempre più diffuso nel mondo adulto, non c’è da stupirsi che i più piccoli lo assorbano e lo facciano proprio.
Imparare a BENEDIRE piuttosto che a maledire, a PERDONARE piuttosto che accusare è sempre più urgente: solo così seminiamo in noi e nei bambini autentiche sorgenti di pace e di giustizia.
Don Maurizio