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La Parola del Parroco

Questo numero del nostro mensile esce proprio oggi – seconda domenica di settembre -, nel giorno in cui la nostra Comunità ha pensato, preparato e proposto a tutti un importante appuntamento pastorale: un’Assemblea, la prima da quando nel maggio 2021 le due Parrocchie sono state unite nella Comunità di Santa Croce.
Va subito detto che non ci viene proposta una ‘cosa’ che assomiglia a una assemblea di una società o di un condominio, e nemmeno di una realtà scolastica. Siamo di fronte a una proposta che chiede la partecipazione non solo delle persone impegnate nei vari ambiti pastorali o dei famosi ‘addetti ai lavori’: è un invito rivolto a tutti perché l’argomento in ordine del giorno è veramente interesse di tutti e non solo di pochi. Detto in termini evangelici significa credere nel concreto che portare i pesi gli uni degli altri è – soprattutto in questo tempo di fatica, di domande, di paure e drammi quotidiani – un modo convincente e fruttuoso di accogliere e vivere la fede cristiana.
Questa proposta fa seguito a quella del 23 maggio scorso riservata a tutti i volontari delle due Parrocchie e che possiamo trovare riassunta nel numero di giugno di Comunità in Cammino. In quell’articolo, tra le altre cose, si sottolineava che “la cosa più straordinaria di questo progetto è anche la più semplice: siamo noi che ci prendiamo cura di noi stessi. Siamo noi, parrocchiani, a dire con voce chiara: questo è nostro, e noi ce ne occupiamo.
Le risorse ordinarie della comunità non sono sufficienti ad affrontare sfide di questa portata. Lo sappiamo, e lo diciamo con onestà, con trasparenza. Vi è qualcosa di antico e di bellissimo in questo gesto collettivo. È lo stesso spirito di chi, secoli fa, portava pietre sulle spalle per erigere le cattedrali che oggi ammiriamo”.
Vorrei riprendere le parole iniziali di questo articolo – “la cosa più straordinaria è che siamo noi che ci prendiamo cura di noi stessi” – per cercare di comprendere le ragioni di questa affermazione, per nulla scontata. Non è scontato perché normalmente la persona credente ritiene – e giustamente – che sia Dio, la divinità, il sacro comunque inteso che si prende cura della singola persona e dell’umanità intera. Se poi il credente è giudaico-cristiano, la sua fede afferma la certezza che Dio conosce, cura e protegge il suo popolo. Per i cristiani tutto questo avviene nel concreto dentro le mura materne della Chiesa, la quale con la Parola di Dio e con i Sacramenti realizza nella storia l’amore di Dio per ogni fratello e sorella. È convinzione di tutti che la cura pastorale e le decisioni nella comunità le prende – e le deve prendere – il prete: e nella fattispecie il parroco, perché così stabilisce il Diritto Canonico! In una visione di Chiesa così, un’Assemblea dei fedeli ha solo lo scopo di ascoltare ciò che è stato deciso in altra sede e dall’uomo ‘solo al comando’.
Ecco perché il tema della sinodalità – che anche quest’anno il Vescovo Mario propone alla Diocesi – è di vitale importanza per la Chiesa perché ci ricorda “in termini semplici e sintetici che la sinodalità è un cammino di rinnovamento spirituale e di riforma strutturale per rendere la Chiesa più partecipativa e missionaria”. Senza nulla togliere al Diritto della Chiesa e dello Stato italiano, una riforma strutturale è necessaria: senza di essa sulle ‘spalle’ del prete ci saranno sempre più pesi impossibili da portare.
Don Maurizio